La Realpolitik è un filo conduttore che attraversa la letteratura, dai trattati politici alla narrativa storica. Incarnando il trionfo della ragion di Stato, concetto esaltato da Richelieu nel suo Testamento politico, in letteratura questa idea che le nazioni non hanno amici, ma solo interessi, trasforma ogni trattato in un atto drammatico degno di Corneille.
L'esempio della Francia cattolica che si allea con i principi protestanti contro gli Asburgo costituisce un potente motore narrativo, spesso esplorato nelle memorie del Grand Siècle o in Alexandre Dumas. In Dumas, la politica non è mai questione di morale, ma di strategia e sopravvivenza. Richelieu vi è ritratto come l'architetto freddo di una logica in cui l'identità confessionale si dissolve davanti all'ambizione nazionale. È l'applicazione pratica delle lezioni di Machiavelli ne Il Principe: l'efficacia prevale sulla virtù.
Questa assenza di amicizia tra nazioni, questa danza di alleati opportunisti, ricorda le trame de La Comédie humaine di Balzac, dove gli interessi finanziari e politici schiacciano i sentimenti. In fondo, la Realpolitik è la negazione del romanticismo nelle relazioni internazionali.
I NEMICI DEI MIEI NEMICI…
L'alleanza tra le democrazie occidentali e l'URSS di Stalin rappresenta l'apice letterario e storico della Realpolitik moderna. Winston Churchill, pur essendo un convinto anticomunista, riassunse questa necessità con una formula degna di un drammaturgo: «Se Hitler invadesse l'inferno, farei almeno una buona parola per il diavolo davanti alla Camera dei Comuni.»
Qui, il principio «i nemici dei miei nemici sono i miei nemici minori» trasforma la scena mondiale in un racconto di pura sopravvivenza. Nella letteratura testimoniale e riflessiva, come in Vita e destino di Vasilij Grossman, questa tensione insopportabile si fa sentire: due sistemi totalitari si scontrano, costringendo le democrazie a scegliere il «male minore» per abbattere la minaccia più immediata. È un racconto in cui l’etica viene sacrificata sull’altare della geopolitica, richiamando i dilemmi delle tragedie greche.
George Orwell, in La fattoria degli animali, ha colto perfettamente l'ironia di queste alleanze mutevoli. La scena finale, in cui maiali e umani brindano insieme prima di diventare indistinguibili, è la metafora ultima di questa Realpolitik in cui l’ideologia si dissolve davanti al potere bruto. L’alleato di ieri diventa il nemico di domani non appena il pericolo comune svanisce, illustrando l’instabilità cronica delle relazioni internazionali.
È affascinante vedere come il romanzo di spionaggio, da John le Carré a Graham Greene, si sia nutrito di questa ambiguità morale. Questi autori trasformano la freddezza dei trattati in un’esplorazione della psiche umana.
NIXON IN CINA
Che epopea romanzesca! L’era Nixon-Kissinger si legge come un vero thriller geopolitico, un racconto complesso in cui la realtà spesso supera la finzione.
Le tensioni del 1969 sul fiume Ussuri, che sfiorarono lo scoppio di un’apocalisse nucleare tra URSS e Cina, costituiscono il cuore drammatico di questo periodo. Per comprendere questa svolta, bisogna immergersi nelle memorie di Henry Kissinger, in particolare White House Years, che descrive questa diplomazia come una partita a scacchi letteraria.
La visita di Nixon nel 1972 è il climax di questa Realpolitik: un atto quasi shakespeariano, il presidente anticomunista che rompe il ghiaccio con Mao per isolare Mosca. Questo triangolo diplomatico è magnificamente analizzato nel libro di Margaret MacMillan, Nixon and Mao: The Week That Changed the World.
Oltre ai fatti, è la costruzione narrativa di Kissinger — influenzata da Metternich — che affascina. Scrive la storia facendola, trasformando il conflitto vietnamita e l’avvicinamento sino-americano in una tragedia classica sull’equilibrio delle potenze.
LA MORALE DELLA STORIA
La Realpolitik è un approccio in cui le decisioni politiche si basano su interessi pragmatici piuttosto che su principi morali o etici. Da questi eventi storici emergono diverse lezioni.
L’assenza di amicizia in politica. Nel campo delle relazioni internazionali, le alleanze sono spesso temporanee e motivate da interessi reciproci piuttosto che da affinità personali o ideologiche — che si tratti delle alleanze tra Francia e principi protestanti, o del patto tra le democrazie occidentali e l’URSS contro Hitler.
Il sacrificio dell’etica a favore della strategia. I dilemmi etici possono essere sacrificati per considerazioni strategiche, come dimostra il sostegno delle democrazie a Stalin per contrastare il nazismo. Ciò solleva profonde questioni sulla moralità delle nostre scelte politiche.
L’arte della narrazione politica. Gli scrittori trasformano gli eventi politici in opere letterarie, ricordandoci che la narrazione gioca un ruolo cruciale nella comprensione degli eventi geopolitici — e che una stessa situazione può essere interpretata da prospettive radicalmente diverse.
Un ciclo di alleanze e tradimenti. L’idea che «l’alleato di ieri può diventare il nemico di domani» suggerisce che la costanza in politica è un’illusione. La Realpolitik prospera su questa instabilità, dimostrando che la fiducia può essere un lusso in un contesto internazionale.
La diplomazia come gioco strategico. L’approccio di Nixon e Kissinger illustra come la diplomazia sia spesso vista come una partita a scacchi, in cui ogni mossa deve essere calcolata con cura.
In sintesi, la Realpolitik ci ricorda che le decisioni politiche sono spesso pragmatiche e possono trascendere le considerazioni morali, pur sollevando interrogativi sull’integrità e sulla vera natura delle relazioni internazionali. La letteratura, specchio delle sfide politiche, ci offre qui una preziosa prospettiva su queste dinamiche.
DA LEGGERE PRESSO METVOX PUBLICATIONS
Per approfondire l’esplorazione della ragion di Stato e dei suoi architetti, scoprite la nostra edizione di Richelieu — ritratto di un uomo di Stato che incarnò meglio di chiunque altro i principi della Realpolitik prima ancora che la parola esistesse.
E restate attenti: How the Reformation Happened di Hilaire Belloc, in uscita prossimamente presso Metvox Publications, esplorerà le rivoluzioni religiose e politiche del XVI secolo — un altro capitolo fondamentale di questa lunga storia di alleanze e rotture che hanno plasmato l’Europa moderna.